Itinerario Avellino

Visitare Avellino
In mezzo ad un'imponente cerchia di monti, culminanti con il Partenio ed il Terminio, si stende la valle dell'Alto Sabato in cui è adagiata Avellino. Fin dal tempo della colonizzazione romana, questa città è un fiorente centro di scambi agricoli e di manufatti. Attraverso le varie dominazioni che ne hanno caratterizzato la storia, da romana a bizantina, da longobarda a normanna, Avellino si è arricchita di preziose testimonianze artistiche e culturali. Sul fianco del monte Partenio si trova la famosa Abbazia di Montevergine, dove si fondono bellezze paesaggistiche e poesia di fede religiosa.

Santuario di Montevergine
Il santuario di Montevergine sorge nel massiccio montuoso del Partenio a circa 1270 sul livello mare e domina la città di Avellino, capoluogo della provincia. L'abbazia di Montevergine è il più noto e venerato santuario mariano della Campania, meta di numerosi pellegrinaggi provenienti da ogni parte d'Italia, specie nel periodo estivo.

L’Abbazia fu fondata dall'eremita San Guglielmo da Vercelli intorno all'anno 1119. Egli si ritirò sul monte, detto vergine perché incontaminato, con lo scopo di vivere solo con Dio.Tuttavia la sua solitudine non durò a lungo: presto infatti, folte schiere di pellegrini cominciarono a recarsi dall’uomo e chiedere una preghiera e una benedizione. Molti, tra cui sacerdoti, chiesero di divenire suoi discepoli. Fu necessario così provvedere alla costruzione di un ricovero per i pellegrini, di una chiesa e di un monastero per la nuova famiglia religiosa. Nacque così l’abbazia. L’abbazia di Montevergine è raggiungibile sia tramite strada statale che sì è ricca di tornanti ma offre al turista un paesaggio assai gradevole, sia tramite funicolare che copre il percorso da Mercogliano e porta su in pochi minuti.

Giunti nel piazzale, all’estremità ovest si entra nella nuova Basilica che iniziata nel 1952 è stata aperta al culto solo nel 1961. Lo stile architettonico della Basilica è romanico: all’interno la struttura è a tre navate, il soffitto a cassettoni con doratura in oro zecchino e il pavimento in granito semilucido. In fondo alla navata centrale vi è il presbiterio, su di esso in alto vi sono due matronei. Addossato alla parete di fondo, s'innalza il nuovo monumentale trono dove è stata posta l'immagine della Madonna. Si tratta di una pittura restaurata che risale al XII sec. di cui si contendono la paternità il d’Arezzo e il Cavallini.

Il trono è adornato da marmi pregiati, statue e bassorilievi di bronzo su uno sfondo di mosaico monocromo.Dalla nuova Basilica attraverso due passaggi, a destra e a sinistra in fondo alle navate laterali, è possibile accedere all’antica Basilica che si è conservata quasi intatta. La struttura risale alla prima metà del sec. XVII, dopo che l'antica Chiesa era crollata nel 1629. Fu iniziata dall'ab. Danuscio e terminata nel 1645 dall'ab. Giordano, su disegni dell'arch. napoletano G. Giacomo Conforti. La navata centrale è lunga e alta anche se non troppo larga. In fondo vi è il presbiterio e su di esso vi è l'altare maggiore che è di materiali molto preziosi.

A sinistra dell'altare troviamo la Cappella della Schiodazione dove fu sepolto, nel 1287, il maresciallo del regno di Sicilia Giovanni della Lagonessa. Sul lato destro, vi sono i resti del monumento funerario di Caterina, figlia del maresciallo. La cappella del santissimo chiude la navata di destra. In questa cappella sono da notare il baldacchino, il tabernacolo e il mausoleo quattrocentesco di Caterina Filangieri, contessa di Avellino. A destra prima di uscire dalla chiesa, accanto alla sala degli ex voto, possiamo notare il corpo del "Beato Giulio", monaco di Montevergine, morto nel 1601. Il corpo, chiuso in un'urna di bronzo, si conserva da più di tre secoli e mezzo. Anche se non gli è stato riconosciuto nessun culto pubblico, i pellegrini continuano a venerarlo ed a fargli offerte.

Da visitare sono, inoltre la sala degli ex voto, che è degna di interesse e di ammirazione, e il museo dove si possono ammirare: una tomba romana dell'età imperiale (III o IV sec. d.C.); la Madonna di S. Guglielmo, opera pittorica della seconda metà del sec. XII citata anche nei libri di storia dell'arte, il Crocifisso ligneo del XIII sec., opera di autore ignoto di scuola francese; la sedia abbaziale. Infine il pellegrino non può non osservare con meraviglia, le otto sale dedicate alla mostra del "Presepe nel Mondo" che comprende una ricca serie di Presepi di varie regioni d'Italia e di altre nazioni del mondo. É uno dei centri di devozione mariana più frequentati in Italia. La costruzione del Santuario iniziò nel 1876 per volere del suo promotore Bartolo Longo e su disegno di Antonio Cua. I lavori terminarono nel 1891 ma nel 1933-39 il Santuario fu ulteriormente ampliato su progetto dell'ing. Mons. Spirito Chiappetta.

Il santuario si presenta a croce latina con tre navate.
Entrando in Basilica dalla porta centrale, si passa sotto la monumentale cantoria opera dell'arch. Giovanni Rispoli, con bellissimi intagli, sede di uno dei migliori organi inaugurato nel lontano 1890. L'interno è ricco di marmi, affreschi e mosaici, presenta 4 maestosi pilastri che sostengono la monumentale cupola, diverse cappelle e la cripta con le spoglie di Bartolo Longo. Sull'altare maggiore e' custodita il quadro della Vergine del Rosario con il Bambino. Si tratta di un'antica tela, forse del ‘600, ornata da numerose gemme e racchiusa da una ricca cornice di bronzo. Adiacente è la sala del tesoro, che custodisce preziosi ostensori, calici e altri arredi sacri, e il piccolo museo, nel quale sono esposti ex voto e oggetti donati dai pellegrini.

Vicino al Santuario c'è un maestoso campanile, in granito grigio e marmo bianco, inaugurato nel 1925. Il campanile è alto 80 m., presenta 5 piani rastremati, raccordati da colonne lisce, ed e' ornato da diverse statue, tra cui si distinguono quattro grandi angeli trombettieri in bronzo e, al centro della nicchia del IV ordine, un'enorme raffigurazione marmorea del Sacro Cuore di Gesù, dell'altezza di 6 m. Il campanile e' coronato da una cupola bronzea, sormontata da una bella croce gemmata. La facciata fu inaugurata nel 1901, anno in cui l'edificio sacro fu elevato a dignità di Basilica, e presenta un doppio ordine sovrapposto: quello inferiore, in stile ionico, con tre arcate ornate da colonne e pilastri, mentre quello superiore, in stile corinzio, con loggia papale ornata da balaustra marmorea.


Torre dell'orologio
La tradizione, raccolta dallo storico avellinese F. Scandone, vuole che essa sia stata edificata su una torre dell’antica cinta muraria o addirittura eretta sui resti di un antico campanile. Costruita intorno al 1650, essa è stata spesso attribuita al Fanzago, (il Pescatori addirittura affermava che fosse "costruita di pianta su apposito disegno…") presente in Avellino alla metà del’600 come consigliere di Francesco Marino Caracciolo, per il suo perfetto inserimento nell’immagine della nuova città ridisegnata dall’artista bergamasco, ma tale attribuzione non è supportata da documenti certi.

Della torre, la cui costruzione in origine era a due piani, di cui quello superiore aperto, il Pescatore ci fornisce un' attenta relazione tecnica scrivendo: "Tutta la Torre è alta 36 metri, ha un basamento a bugne riquadre; il primo ordine architettonico è toscano con trabeazione mista a dorico, in pietra dura oscura; l’ordine superiore è corintio, di tufo misto a mattoni".

La costruzione che fin dalle origini appartenne all’Università, fu gravemente danneggiata dai terremoti del 1668 e del 1742, ma i primi interventi si ebbero soltanto nel 1783 con l’utilizzo di denaro pubblico che dotarono la struttura di un nuovo macchinario per l’orologio: un orologio a campane e una "diana" da suonare soltanto in caso di pericolo.

I restauri seguiti all’ultimo terremoto del 1980 hanno restituito alla cittadinanza una torre sapientemente recuperata.

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