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Fine Settimana in Campania (Offerte Gennaio)

Il fine settimana in Campania, in particolare in Gennaio.

Da segnalare per chi volesse trascorrere il fine settimana in Campania:
Macerata Campania (CE)

La festa in onore di Sant’Antonio Abate è forse la festività più importante e sicuramente più sentita dal popolo maceratese e dalle popolazioni dei paesi limitrofi. Tale festa è caratterizzata sia da momenti dedicati al culto del Santo che da momenti di puro e storico folclore popolare che girano intorno alle ormai consolidate “battuglie di pastellessa”.

La "battuglia di pastellessa" ripropone gli strumenti di uso contadino: le botti, i tini, le falci e gli altri arnesi sotto una nuova veste di natura musicale. Già nel XIII secolo il paese si presentava come una comunità prevalentemente agricola ed artigianale, dove il lavoro dei campi richiedeva l'uso di una ricca gamma di attrezzi e strumenti che venivano fabbricati dagli artigiani locali. Costoro, per mettere in evidenza la robustezza dei loro prodotti, percuotevano con magli le botti, i tini e le falci e gli altri attrezzi creando una commistione di suoni che scoordinati ed asincroni apparivano persino assordanti, ma che con i voluti o forse fortuiti miglioramenti ritmici portarono alla creazione di quelle peculiarità sonore che ancora oggi caratterizzano la musicalità di "pastellessa".

Informazioni
Comune Di Macerata Campania
81047 Macerata Campania (CE)
Via Umberto I, 47
Tel. 800.401103


Baronissi (SA)

Si terrà a Baronissi nei giorni 5-6-7 Gennaio la manifestazione "Natività, doni e sapori". Organizzata dall'omonima associazione in collaborazione con lo studio Francesco Galdo, l'evento ha lo scopo di promuovere e diffondere i prodotti enogastronomici campani e la manifattura artigianale in una veste tradizional-popolare.
Infatti all'interno della prestigiosa Villa Farina, situata in Baronissi e location della manifestazione, verrà ricreata la rappresentazione scenografica di un presepe vivente, intorno al quale vi sono i magi venuti dall'Oriente con i loro doni, fabbri, ramai e produttori di miele, olio, nocciole, mele.in un'atmosfera magica e sospesa nel tempo.
"Natività, doni e sapori" vuole diventare un punto di riferimento e di scambio tra culture e tradizioni diverse. Inoltre vuole offrire ai consumatori il prodotto e la sua manifattura, raccontare in modo semplice la tipicità , facendola toccare con mano, il tutto unito al racconto dell'arrivo dei magi.
I partecipanti alla manifestazione indosseranno costumi d'epoca e saranno i protagonisti,del percorso guidato che porterà alla natività attraversando i banchi dei prodotti tipici e dei pastori che li propongono.
Eventi collaterali alla manifestazione saranno i laboratori del gusto e i mini corsi tenuti da professionisti che insegneranno a riconoscere le proprietà organolettiche dei prodotti tipici (come miele, olio e vino) e il Premio Teatrale a carattere nazionale che esalterà le migliori energie creative delle compagnie teatrali partecipanti.

Campagna (SA)

Nel corso dei secoli Campagna è diventata una città ricca di storia e di tradizioni, che ne hanno fatto uno dei centri storici minori "più interessanti" del Mezzogiorno d’Italia. Fino agli anni pre-sisma ottanta, fatte le dovute eccezioni, non era molto accentuato l’attaccamento al suo "prezioso" passato. Col terremoto, invece, si è avuta una netta inversione di tendenza ed è venuta fuori, con forza, una spasmodica voglia di cultura.

Nella città “d’arte ed invisibile”, tra credenze popolari, mistificazioni e magie, proprie del realismo magico, infatti è diventato d’uso custodire e tramandare genuine usanze e tradizioni, per mantenere viva la memoria storica di un prezioso patrimonio culturale.
Si è fatta, cioè, strada la necessità, oltre che il gusto, di riscoprire e rinverdire la storia etno-antropologica di una a città, che ancora porta, nonostante i colpi ricevuti, i ritardi registrati e gli errori commessi, i segni di una civiltà antica, che non bisogna affatto cancellare.

E proprio all’impegno primario di ricostruzione del territorio e di difesa del suo ricco patrimonio storico e culturale, si può e si deve ascrivere anche il ripristino annuale dei tradizionali “Fucanoli”.

Ogni paese ha i suoi miti, radicati ed inattaccabili, le cui origini sono molto lontane nel tempo e a Campagna, “città magica ed oscura”, “città del fuoco e dell’acqua”, l’uno per esorcizzare e l’altra per purificare, due sono i momenti di maggiore attrazione ed aggregazione sociale: l’uno si concretizza nel cuore dell’estate, con la frescura della “chiena”, e l’altro nel cuore dell’inverno, il 17 gennaio, con il calore dei “fucanoli" di Sant’Antonio Abate.

Il fuoco del santo assume lo stesso valore del segno della memoria e del viaggio, riconosciuto all’acqua del fiume Tenza, che, in estate, a cavallo tra luglio ed agosto, allagando il paese antico, dalla “fontana della piazza” a tutto il corso principale, diventa “chiena”.Due elementi spesso ricorrenti nella storia millenaria della città.
Due momenti magici, dunque, ma da spettacolarizzare, con tanto di programma, per farli così diventare qualcosa di diverso o meglio un richiamo turistico unico, d’eccezione per la crescita e lo sviluppo dell’intero territorio.

Tra la cronaca e le testimonianze, va ricordato che in passato, pure non tanto lontano, venivano praticati “riti propiziatori e paganeggianti, frammisti a riti religiosi, per esorcizzare l’assalto del maligno”, non a caso nella città di Sant’Antonino Abate, il debellatore degli ossessi.

Campagna con l’accensione dei “fuochi” vuole, forse involontariamente, ricordare pure la tragica morte, voluta dal Tribunale della cosiddetta Santa Inquisizione e consumata a Roma, in Campo dei Fiori, il 17 Febbraio 1600, del filosofo e monaco nolano Giordano Bruno, che “perfezionò” nel 1573 le sue teorie, fu ordinato sacerdote e cantò la sua prima messa proprio in uno dei suoi numerosi conventi, quello dei Padri Domenicani di San Bartolomeo, annesso all’antichissima Chiesa del SS Nome di Dio, il miracolosissimo Cristo vestito e velato, secondo, in Italia, solo al Volto Santo di Lucca.

Ed inizia così con un evento di grande attrazione ed aggregazione sociale, la prima festività dell’anno, che termina col “carnevale” e la “cantata di Zeza” nella tarda serata di “martedì grasso”.
Sabato 17 Gennaio 2004 si è rinnovata la tradizione popolare dei “fucanoli”, rituale di vera unione ed immaginazione collettiva, in un clima quasi surreale, strettamente collegato con la festa religiosa di Sant’Antonio Abate.
La città tutta ha rivissuto alla grande il suo attesissimo appuntamento, che appartiene “ad un antico rituale pagano-religioso legato ai falò, che, nelle campagne meridionali, illuminano la notte del santo”.

Quella del 17 Gennaio è una festa legata al culto di Sant’Antonio Abate, più noto nel napoletano come Sant’Antuono, uno dei santi taumaturghi più popolari del salernitano.
La sacra ed antica effigie del monaco anacoreta è raffigurata da “un uomo maturo con la barba scura e lunga, vestito di saio, che tiene un bastone con il manico a forma di T, detta Croce di Sant’Antonio o Croce Egiziana, simbolo dell’ospedalità dei pellegrini e dei malati”.

L’immagine del “porco affiancata al Santo” serve a ricordare che l’ordine ospedaliero degli “antoniani”, presente a Campagna fin dalla seconda metà del XIII sec., “utilizzava il grasso di questo animale per medicare e curare il fuoco di Sant’Antonio o Herpes Zoster, l’epidemia che, verso la fine del X Secolo, colpì a Vienne in Francia i fedeli durante la cerimonia per la traslazione delle Reliquie del Santo nato ad Eracleopoli in Egitto nel 251 e morto in un eremo del Monte Kolzim nel 356”.
Il “fuoco sul libro” rappresenta il “fuoco della fede” ed il “campanello attaccato al bastone” simboleggia la “questua periodica effettuata dagli antoniani”.

Carta stampata, televisioni ed artistici manifesti annualmente preannunciano rito religioso e festa popolare, preparati, comunque, fin nei più piccoli dettagli, da assessorato al ramo, pro-loco ed associazioni.
Nelle varie piazze e nei vari quartieri del centro storico, sull’acciottolato lavico, tra palazzi, chiese e conventi di rara bellezza, tra portali e fontane, decorati con mascheroni, stemmi, capitelli ed elementi floreali, si fa a gara, è il caso di dire, per allestire il “falò” più grande e più bello o caratteristico e, dopo il passaggio, davanti ad ognuno di essi, del santo frate anacoreta in processione, oltre che dopo i suggestivi e spettacolari fuochi pirotecnici di Largo Sant’Antonio, si dà il via alla festa popolare vera e propria.

E tra sacro e profano, spuntano, dopo il rito religioso, le tanto attese festa e sagra. Si imbandiscono tavolate, ove troneggeranno prelibati gliummarielli, la tipica matassa e fasul’e, a pulenta nelle sue varie specialità, squisite salsicce paesane, accompagnate da vruoccoli scuppettiati, patate fritte, con peperoni alla giara e succulenti braciole.
Il tutto ovviamente, e non potrebbe essere diversamente, è accompagnato da un ottimo vino locale.

Una volta che il culto abbandona il campo e cede il posto alla tradizione, intorno alle pire, fino a tarda notte, si appressano cittadini e turisti provenienti da ogni dove, “armati” di macchine fotografiche e cineprese, per partecipare, tra balli, suoni e canti, alle “tavuliate” spontanee, ricche di ogni “ben di Dio” nostrano e cioè di piatti tipici e di antichi sapori.

Locandine ben fatte, preparate dalla Pro-Loco illustrano l’itinerario gastronomico ed accompagnano i visitatori interni ed esterni lungo l’articolato percorso, che va da Zappino, a Via Atri, San Bartolomeo, Duomo, Piazza Guerriero, Annunziata, Via Mercato-Pro Loco, Largo Sanniti, Chiostro Seminario-Confraternita “Madonna del Soccorso”, Largo De Nigris, Largo Sant’Antonio, Via Roma, Corso Umberto I. Gruppi folk, spettacoli itineranti, artisti “di strada” e tant’altro arricchiscono la tanto attesa, un anno alla volta per l’esattezza, serata.

Era previsto il pienone e pienone è stato, nonostante le instabili previsioni atmosferiche. Ha, poi, ben funzionato, soprattutto, dopo la positiva esperienza della scorsa estate, una “navetta”, che ha fatto da spola tra il Quadrivio e l’ingresso dell’antico centro. Però, c’è stata una novità.
La kermesse è stata prolungata fino a domenica diciotto, diventando così una “due giorni”. Piazza Guerriero, già luogo di incontro per tutte le grandi occasioni pubbliche, è stata prescelta per la singolare iniziativa cittadina. Un solo falò è stato l’elemento simbolicamente unificante per l’immaginario collettivo.
Lo spettacolo di un gruppo di “Arcieri” ed il “palo della cuccagna”, ripristinato nello stesso sito dopo oltre un quarto di secolo, sono stati centro e fulcro della chiusura di una festa certamente attesa ed amata da tutti.